Cuore, ma anche testa

abbazia

La parrocchia di Nonantola è una delle “associazioni” che sta partecipando attivamente al percorso del comitato “Anni in fuga”. In questa lettera, rivolta dal consiglio pastorale ai parrocchiani, si spiegano le ragioni di tale partecipazione.

Quando in questi mesi incontriamo gruppi o persone per spiegare il senso del comitato, diciamo che per partecipare attivamente ai percorsi di accoglienza degli stranieri mandati a Nonantola dalla prefettura non è necessario aderire al comitato: lo si può fare come comuni cittadini o come membri di qualche gruppo e associazione già esistente. Il comitato “Anni in fuga”, oltre al “cuore” è nato per poterci mettere anche “la testa”, come spiega bene la lettera del consiglio pastorale dello scorso 14 maggio. Per osservare da vicino anche i processi decisionali che riguardano queste persone, per dire (e quando possibile, “fare”) la propria, per rompere la categorie e la separazione netta con cui normalmente si interviene sulle fragilità sociali (minori, disabili, stranieri, famiglie multi-problematiche ecc.), per mostrare che i problemi di integrazione dei profughi (casa, lavoro, spostamenti, ecc.) sono i problemi di tutti, per arginare i processi di istituzionalizzazione e burocratizzazione che vediamo colonizzare ogni ambito del vivere civile.

 

Nonantola, 14 maggio 2017

Cari amiche e amici parrocchiani,

vi scriviamo per informarvi che il Consiglio Parrocchiale Pastorale è fortemente interessato e orientato ad aderire al comitato “Anni in fuga” e alle iniziative che porterà avanti, compresa la firma di un protocollo di intesa con il Comune, la Caritas diocesana, il Ceis e altre associazioni del territorio per una gestione ragionevole e partecipata al percorso di accoglienza rivolta ad un gruppo di giovani richiedenti asilo. Continua a leggere

Quale comunità

di Jack Vaccari

Le tracce sono segni lasciati sul terreno durante un viaggio. Per noi sono anche brevi schede utili a ripensare alle persone, ai libri e ai film incontrati durante il percorso di “Anni in fuga” e a uso di chi si sta occupando o si occuperà di temi simili ai nostri. Per chi fosse interessato a visionare i materiali del Comitato può farne richiesta scrivendo a anniinfuga@gmail.com (Comitato Anni in fuga)

Il ventoq

Una famiglia di francesi che migra in Italia, una storia ambientata in una terra chiamata Occitania… Considerando questi elementi de Il vento fa il suo giro (Italia, 2005), verrebbe da pensare a un film di fantascienza. Certo non si tratta di un fenomeno migratorio di massa e neanche di un fatto usuale quello di vedere francesi che vogliono trasferirsi nel Bel Paese, tuttavia l’episodio raccontato nel film è realistico e trae spunto da situazioni osservate da Fredo Valla, cosceneggiatore del film. Una volta di più abbiamo la conferma che la condizione di migrante e di straniero non appartiene a un’unica categoria di persone (povere, oppresse, vittime, esuli), ma anzi, è una sorte che potrebbe toccare a ognuno di noi. La sobrietà narrativa del regista, Giorgio Diritti e le interpretazioni degli attori, quasi tutti non professionisti e originari dei luoghi in cui è ambientato il film, conferiscono ulteriore realismo alla storia. Continua a leggere

Benvenuti in Europa

di Chiara Scorzoni

Le tracce sono segni lasciati sul terreno durante un viaggio. Per noi sono anche brevi schede utili a ripensare alle persone, ai libri e ai film incontrati durante il percorso di “Anni in fuga” e a uso di chi si sta occupando o si occuperà di temi simili ai nostri. Per chi fosse interessato a visionare i materiali del Comitato può farne richiesta scrivendo a anniinfuga@gmail.com (Comitato Anni in fuga)

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Bilal è un diciassettenne curdo, proveniente dall’Iraq. Mina, la sua fidanzata, vive a Londra con la famiglia. Bilal è disposto a tutto pur di raggiungerla. Ma dopo aver attraversato l’Europa con mezzi di fortuna, il suo viaggio si interrompe in Francia, a Calais, città portuale affacciata sulla Manica. Le bianche scogliere di Dover sono a una manciata di chilometri, ma non c’è modo di entrare legalmente nel paese.
Bilal decide allora di attraversare la Manica a nuoto. Con i pochi soldi rimasti, inizia a prendere lezioni da Simon, un ex campione di nuoto con una vita sentimentale in frantumi. Continua a leggere

Né di qua, né di là. Piccolo elogio del disadattamento

di Jack Vaccari

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Fra gli obiettivi di “Anni in fuga” c’è anche quello di dimostrare che si può essere accoglienti, aperti e generosi, senza per questo ingrossare le fila della solidarietà retorica, vittimistica e buonista che in fondo rappresenta l’altra faccia del sospetto e della chiusura razzista. E che fa altrettanti danni.
Per questo abbiamo pensato di ricordare qui la Giornata mondiale del rifugiato con la scheda (la seconda traccia) di “Pane e cioccolata”, un film che oltre al grande merito di far ridere, ha anche quello di presentare la condizione degli immigrati sotto un luce inedita: il disadattamento è visto non solo come condizione di fragilità che è necessario colmare con la solidarietà e l’accoglienza, ma anche come dichiarazione di autonomia e libertà. Sia dalla cultura di provenienza che da quella che “l’integrazione” vorrebbe imporre. (Comitato Anni in fuga)

Svizzera anni ’70, Nino Garofalo è un migrante Italiano che ha lasciato moglie e figlio per cercare lavoro nella ricca Svizzera. Nino ha voglia di integrarsi, di trovare un lavoro stabile, di ottenere l’ambito permesso di soggiorno e finalmente ricongiungersi alla sua famiglia per rifarsi una vita in quel paese che, a differenza dell’Italia, è così ordinato e dove tutto funziona bene.
Una storia simile a quella di mezzo milione di italiani che in quegli anni raggiungevano la Svizzera soprattutto dal meridione. Per gli svizzeri la manodopera era una necessità: loro 5 milioni di persone con un’economia fiorente e tante attività da portare avanti, gli Italiani molti di più e bisognosi di lavorare. Continua a leggere

Traccia 1. Bashù

Le tracce sono segni lasciati sul terreno durante un viaggio. Per noi sono anche brevi schede utili a ripensare alle persone, ai libri e ai film incontrati durante il percorso di “Anni in fuga” e a uso di chi si sta occupando o si occuperà di temi simili ai nostri. Per chi fosse interessato a visionare i materiali del Comitato può farne richiesta scrivendo a anniinfuga@gmail.com.

Bashù, il piccolo straniero, di Bahram Beizai, Iran 1989

Ambientato durante la guerra che per quasi dieci anni – dal 1980 al 1988 – ha contrapposto l’Iran all’Iraq e che, come ci ha ricordato Ciafaloni durante il Passo 1, ha fatto 1milione e mezzo morti e un numero imprecisato di esuli e sfollati, Bashù, il piccolo straniero è uno dei primi titoli della ricca filmografia iraniana a essersi imposto all’attenzione del cinema europeo.

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Per ripararsi dal bombardamento che ha raso al suolo il suo villaggio e sterminato la sua famiglia, Bashù, un ragazzino di 8-9 anni, si nasconde sopra un camion. Il camion si mette in movimento e si ferma solo dopo aver attraversato l’enorme territorio dell’Iran, dalle regioni meridionali che si affacciano sul Golfo Persico, le più colpite dalla guerra, all’estremo nord, nella regione del Gilan, sul Mar Caspio. Stesso paese, ma gente diversa, che parla un’altra lingua e ha un altro colore della pelle. Continua a leggere