Una firma, cinque minuti di chiacchiere

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Domenica scorsa, sul sagrato della Pieve e per le vie di Nonantola, abbiamo iniziato a raccogliere le firme per la campagna “Ero straniero”, una proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma delle attuali norme sull’immigrazione.

Come comitato “Anni in fuga” abbiamo deciso di sostenere questa iniziativa, promossa da un gruppo molto variegato che va dai Radicali alle Acli, dalla Caritas agli avvocati dell’Asgi, perché ci sembra la proposta più seria, semplice e chiara, tra quelle nate di recente, per iniziare a guardare con un po’ di buon senso alle politiche che regolano l’ingresso e la permanenza degli uomini e delle donne straniere nel nostro paese.

Qui potete trovare una sintesi molto chiara dei punti della campagna, che riguardano sia i migranti cosiddetti economici (con l’introduzione di un permesso temporaneo per la ricerca di lavoro), sia i cosiddetti profughi (con una razionalizzazione del sistema di accoglienza) sia infine l’introduzione di canali legali e sicuri di ingresso in Europa.

Una proposta semplice, senza troppi fronzoli ideologici, che potrebbe aiutare il dibattito pubblico a ricontattarsi con la realtà.

Domenica scorsa abbiamo raccolto un centinaio di firme. Ogni firma, cinque minuti di chiacchiere. Con il medico, il tipografo, il capo scout, l’immigrata italiana, l’educatrice di cooperativa, il disoccupato. Al di là del numero (l’obiettivo dei promotori è raccoglierne 50mila, per poter poi portare la proposta in Parlamento), l’aspetto più divertente e utile è proprio incontrare le persone, discutere con loro, con le idee che si sono fatte della questione, con quelle autentiche, da cui c’è sempre qualcosa da imparare, e con quelle spurie, che arrivano dai media e dalle chiacchiere da bar, contro le quali la battaglia si fa molto complicata. Alla fine non si tratta di convincere nessuno, ma di trovare gli argomenti, gli esempi e la forza per comunicare le proprie idee. Questo aiuta a ricontattarsi con la realtà che rimane l’obiettivo più urgente di tutti.

Energie e tempo permettendo organizzeremo altre giornate di raccolta firme. Ma è possibile firmare, fino a metà ottobre, tutte le mattine, in orario d’ufficio, presso la segreteria del Sindaco, in via Roma 41.

 

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Seconda visione

Esiste un livello del pensiero e un ordine di problemi dove la verità non può esprimersi che sotto forma di narrazioni e attraverso la bellezza. Per questo abbiamo deciso di affiancare agli incontri teorici di “Anni in Fuga” anche un piccolo ciclo di film – “Visioni” – che hanno saputo raccontare il tema dell’esilio, della fuga, dei conflitti e delle opportunità che si generano dall’incontro tra chi scappa e chi accoglie.

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Passo 2. Incontro con Alessandro Leogrande

Come ci ha spiegato Francesco Ciafaloni nel “passo 1”, i numeri sono fondamentali, ma da soli non bastano per comprendere la crisi dei rifugiati. Né per comprendere né per reagire al problema che sta mandando in frantumi l’Europa.
Per decidere cosa possiamo fare noi, qui e ora, sia in termini di politiche migratorie che in termini di pratiche di accoglienza, non si può prescindere dal farsi un’idea di chi siano le persone che tentano di arrivare in Europa in fuga dai quattro angoli del mondo.
Chi sono? Perché scappano? Sono queste alcune delle domande a cui tenta di dare risposta il reportage narrativo La frontiera (Feltrinelli 2015). Ne discuteremo insieme all’autore, Alessandro Leogrande, sabato 28 maggio, alle 20.30, in sala Sighinolfi, a Nonantola.

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Bashù a Nonantola

25 maggio, ore 20.30, Nonantola, Sala Sighinolfi, ingresso gratuito.

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Anni ’80. Golfo Persico. La guerra che per quasi dieci anni contrappone l’Iran all’Iraq.
Per ripararsi dal bombardamento che ha raso al suolo il suo villaggio, Bashù, 8 anni, si nasconde sopra un camion. Ma il camion si mette in movimento e si ferma solo dopo aver attraversato l’enorme territorio dell’Iran, dalle regioni meridionali del Golfo, all’estremo nord.
Stesso paese, ma gente diversa. Bashù parla un’altra lingua e ha un altro colore della pelle.
Naii è una giovane mamma dai modi rudi e determinati. È rimasta sola a badare ai figli e ai campi. Il marito è partito da molto tempo per cercare lavoro. La comunità del villaggio tenta in tutti i modi di dissuaderla dal prendere in casa il piccolo straniero.
Un gioiello del cinema iraniano. Due personaggi che non si dimenticano facilmente.