L’accoglienza a Nonantola e il ruolo della Caritas

di Federico Valenzano

Con questa sorta di lettera aperta il vice direttore della Caritas di Modena, Federico Valenzano, ha spiegato nelle scorse settimane il ruolo che la Caritas proverà a giocare nella partita dell’accoglienza a Nonantola. Un ruolo inedito che potrebbe aprire scenari interessanti.

Anselmo e Astolfo

Anselmo e Astolfo

 

La Caritas diocesana modenese ha deciso, su indicazioni di Caritas Italiana e delegazione regionale, di mettere testa, energie e risorse economiche per confrontarsi con la questione dei migranti, delle migrazioni forzate e dei rifugiati in modo strutturato. Avendo a cuore principalmente:

– la prevalente funzione pedagogica (della “pedagogia dei fatti”) per animare le comunità;
– l’azione di denuncia, che come diceva il Cardinale Ballestrero è anche’essa annuncio di Salvezza;
– la disponibilità a “prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare” come indicano i cinque verbi chiave ripresi dall’Evangelii Gaudium.

Concretamente a Nonantola e in altri territori la Caritas collabora alla gestione di alcune prime accoglienze, con modalità “Mare Nostrum”, del Ceis di Modena. Certamente la “Carta della buona accoglienza” (firmata dal Ministero dell’Interno, dall’Anci e dalla federazione delle cooperative sociali) deve rappresentare il livello minimo sotto il quale non scendere mai. Non può succedere che le 10 ore di italiano settimanali non siano garantite dal soggetto gestore; non può succedere che il soggetto gestore stipi le persone in luoghi non idonei; che non si occupi di integrarli nel territorio.

La Caritas però stipulerà anche un protocollo di intesa con l’Unione dei Comuni del Sorbara, dove si impegna a coordinare con un proprio operatore comunità parrocchiale, società civile, territorio, amministrazione comunale ed ente gestore.

Lo scopo del ruolo di coordinamento è impedire che qualche soggetto “prescriva” comportamenti o azioni ad altri soggetti, ma invece sia promossa una collaborazione tra tutti i soggetti dove la Caritas faciliti, ascolti, osservi e discerni per animare.

In una fase storica dove i conflitti organizzativi spesso sono sui “ruoli” (chi fa che cosa) per evitare quelli sui contenuti (che sarebbero più generativi) crediamo sia importante porre delle discontinuità.

Il Vescovo e il suo Vicario approvano il progetto, di cui sono stati messi a conoscenza don Alberto Zironi, parroco di Nonantola, e il direttore generale del Ceis Luca Cavalieri.

È importante in questa fase, nuova per tutti i soggetti, impegnarsi a non rimarcare le mancanze, gli errori, le incoerenze ma a porsi in modo propositivo e cercare di comprendere come nascono anche certe incomprensioni.

Questo progetto rappresenta per tutti una sfida molto “alta”. Credo sia importante cogliere da subito quello che c’è e non fermarsi solo a quello che manca

La Caritas si impegna infine a contribuire a una parte dei costi di gestione per richiedere al Ceis standard di accoglienza più alti della media.

Non dobbiamo infine correre il rischio di chiuderci nei recinti dei volti già noti, ma aprirci anche al mondo dell’agricoltura, del lavoro, del commercio e dei cittadini comuni.

Come Caritas sarà decisivo fin da subito avviare un supporto di informazione, sensibilizzazione e supporto formativo al territorio.

È il tempo del fare con e del tentare di essere in un modo diverso comunità.

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